Intervista ad Alessandra Acciai “Assenza da giustificare”

Alessandra Acciai, attrice, sceneggiatrice e produttrice, esordisce nella narrativa con il giallo “Assenza da Giustificare.”

“Assenza da giustificare”, nonostante sia un romanzo giallo, racconta con uno sguardo quasi documentaristico di come la donna è vista nella e dalla società, narra lo stereotipo di genere e il modo in cui le donne devono affrontare la vita (anche e soprattutto se hanno potere). Il tutto senza cercare sensazionalismi o lanciando accuse, ma comunicando tra le righe o tra le singole parole, mentre la vita (in questo caso la trama) va avanti.

 È così che la società non accetta ancora la piena uguaglianza; lo fa soltanto nella forma, perché a parole siamo tutti equi, mentre nella sostanza esiste ancora una società prevalentemente maschilista.

Sì, penso che noi donne abbiamo fatto lunghi e importanti passi in avanti, ma che la società sia ancora fortemente maschilista, penso che per cambiare non possiamo essere solo noi a cercare di farlo, dobbiamo essere affiancate dagli uomini che devono cambiare punto di vista e soprattutto dalle istituzioni che devono organizzare la società in maniera diversa per dare pari opportunità, pari retribuzioni, pari spazi….ecc

Ho cercato di raccontarlo senza sensazionalismi perché è così che lo viviamo noi donne quotidianamente, spesso inconsapevolmente. È importante invece sottolinearlo , non lasciarne più passare neppure una!

Nel libro parli di molestie sul luogo di lavoro quando un collega tenta di baciare Alina e se la cava con un leggerissimo provvedimento disciplinare; mostri come un’ispettrice (e quindi una donna al comando) sia vista con riluttanza, solo perché donna, dai colleghi e dalle colleghe (sottoposti); alcuni uomini insistono sull’aspetto fisico delle donne e sul disprezzo delle donne che non sono come detterebbero “i canoni”. Volevi denunciare un mondo maschilista imperante che, nonostante le battaglie femministe, non riesce a uscire dagli stereotipi?

L’avvenenza fisica non dovrebbe condizionare le scelte lavorative, a meno che non sia esplicitamente richiesto dal tipo di lavoro e riguardi entrambi i sessi.

Il datore o la datrice di lavoro dovrebbe prendere in considerazione solo le competenze e il percorso di specializzazione. E siccome ancora oggi la maggior parte del potere decisionale ce lo hanno gli uomini , ripeto , i primi a cambiare atteggiamento , dovrebbero essere loro badando ai curricola e non alla disponibilità o alla bellezza.

Divagando, ma non troppo:

ci si indigna sul cambio di genere sessuale considerandola una cosa contro natura, senza considerare le profonde implicazioni psicologiche e fisiche di chi decide di farlo, il vero disagio  esistenziale , la sofferenza e ci sembra normale che le donne si sottopongano a pesantissime operazioni estetiche che ne modificano completamente i tratti e il corpo trasformandole in persone completamente diverse?  Ci chiediamo perché ? Da che punto di vista e da chi sono giudicate queste cose?

Una donna anziana dice ad Alina di non sposarsi mai. Volevi in qualche modo sfatare il luogo comune che una donna sposata è una donna felice?

Penso che questo luogo comune non esista più da tanto tempo. Anche se probabilmente alcune donne pensano che sposarsi sia un obbiettivo. Io però non ne conosco neppure una!

Quando Alina mostra il distintivo il più delle volte la persona che lo guarda ha un irrigidimento. La polizia, spesso, è vista come una minaccia e non come una protezione. Secondo te, vediamo così le forze dell’ordine perché siamo tutti un po’ colpevoli o perché abbiamo paura di chi ha così tanto potere?

No, abbiamo paura anche se siamo completamente innocenti. Abbiamo paura che un atteggiamento o una parola sbagliata possa determinare una reazione spropositata con conseguenze tragiche da parte di chi detiene un potere e lo eserciti malamente. Ovviamente non tutti i poliziotti sono così, la nostra Alina Mari, ha difficoltà a usare la pistola, ma abbiamo esempi di omicidi violentissimi da parte della polizia nei confronti di cittadini che neppure avevano commesso reati. E’ importante che questi casi vengano puniti senza se e senza ma .

 Alina è a Bruxelles, a un certo punto dice “Avrei avuto bisogno di arte, di una chiesa, di un museo, di una piazza, di una scultura su cui distrarmi e sragionare. Ognuno ha le sue dipendenze, il suo modo di ricrearsi”. Per te l’arte è dipendenza?

L’arte è un piacere, un modo di fare ricreazione.  Un’ispirazione. La bellezza delle opere, libri, quadri, monumenti, film, architetture fatte dagli esseri umani testimonia il loro lato creativo, geniale e puro, è un risarcimento alle ignominie e alle violenze che sono l’altro lato della medaglia, dà speranza. E anche la bellezza della natura la considero arte. Sì, ne ho bisogno. Sì, ne sono dipendente.

La gelosia non esiste solo tra due persone che si amano, ma anche tra coloro che hanno un rapporto speciale e hanno paura che una terza persona (chiunque essa sia) possa distruggere il loro idillio. La gelosia è la paura di perdere qualcuno o una parte di sé stessi?

La gelosia è la paura di perdere una bella consuetudine che hai creato nel rapporto con una persona. E’ la paura di un cambiamento che ti esclude da un’intimità, da una complicità. Nell’amicizia è inevitabile rimpicciolirsi di fronte a una relazione sentimentale di un amico/a, è normale. Spesso si deve solo ridimensionare e resettare. Deve prevalere il bene e non l’egoismo.

Ad un certo punto affronti un linciaggio mediatico, una sorta di valanga nata da piccole indiscrezioni che poi diventa tragedia. Considerando che ultimamente, soprattutto con l’avvento dei social, ci sono spesso “vittime” causate dall’odio social e dal linciaggio mediatico, tu cosa ne pensi e come si potrebbe ovviare al problema?

Oggi i veri “processi” avvengono sui social, prima ancora che si possa formulare una sentenza, spesso, l’opinione pubblica ha già deciso. C’è una sorta di sadismo nel giudicare fatti e persone. Denigrare gli altri , forse fa sentire migliori alcuni che in realtà non lo sono affatto. Parlare male per il gusto di farlo, è una sorta di giustificazione nei confronti di se stessi per non essere riusciti a raggiungere determinati traguardi. Di solito avviene nei confronti di individui che hanno un certo successo da parte di chi non ne ha affatto e spesso non ha neppure le competenze per esprimere un giudizio. Credo che sia un’abitudine che esiste da sempre, con i social è dilagata e resa spettacolare. Così come si tende anche a esaltare o a difendere persone o cose che non lo meriterebbero affatto.

Non credo che ci si possa fare niente. Bisogna guardare sempre avanti e mai di lato.

C’è una lotta perenne tra verità e cosa giusta. Molti dicono che la verità coincide sempre con la cosa giusta, ma in realtà non è sempre così. Tu da che parte stai?

Amo la verità. La dico sempre e sempre di più. È faticosa e la travesto con l’immaginazione, la racconto nelle storie affidandola ai personaggi. Sapere la verità, per me, è importante, poi quale decisione prendere, se c’è da prendere, rispetto alla consapevolezza, è un altro paio di maniche. La cosa giusta non sempre coincide con la legalità. Il giudizio non è necessariamente giusto perché è preso secondo un’interpretazione non oggettiva e i fatti non possono mai prescindere dai contesti, lo stesso delitto può essere più o meno grave secondo la situazione in cui avviene.

E quindi scelgo man mano da che parte stare.

Se tu fossi un Segnalibro, in quale libro – a parte il tuo – staresti?

In ogni pagina di ogni libro di Virginia Woolf.

INTERVISTA VIDEO ad ALESSANDRA ACCIAI

LE CITAZIONI

“Che cosa vuoi fare da grande?”
“Essere amata”
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

La rete restituisce una verità parziale e fuorviante. In fin dei conti succede anche nella realtà.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

È il sesso che fa la differenza, […] il sesso coltiva i sentimenti più bassi.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Non ho mai avuto paura, perché non ho conosciuto rifugio.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Le cose sono andata nella direzione opposta a quella dei sogni.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Nella vita bisogna avere degli obiettivi, non delle persone. […] I figli non sempre sono una benedizione.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Penso […] al sonno eterno che ammanta ogni cosa e si sperde ovunque mischiandosi alla vita.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Gli invidio una pazienza che non ho.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Le donne non cucinano più, è il loro modo di sentirsi emancipate.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Regalami l’illusione di avere quel briciolo di autorevolezza che tutti si aspettano.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Come fai a difenderti se non conosci la verità?
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Le relazioni sentimentali sono come una guerra piena di prigionieri, feriti e morti.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

L’amore […] ha delle conseguenze, è inevitabile. È per questo che io me ne tengo alla larga.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

C’è poi veramente qualcosa che sia essenziale?
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Continuo a mendicare un amore che esiste solo nella mia testa. Inventato.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Per me l’amore è come un’intossicazione, un cazzo di cortocircuito del cuore. Non mi dà nessuna gioia.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Le sfumature sono fatte per i pittori.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Non sempre la cosa giusta coincide con la verità.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

Volevo un figlio perché avevo bisogno di qualcuno che mi tenesse ancorata a questa terra.
(Alessandra Acciai, Assenza da giustificare)

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