Bugonia – Una critica al capitalismo sfrenato e all’avidità disumana

“Bugonia” è una commedia fantascientifica del 2025 diretto da Yorgos Lanthimos, sceneggiato da Will Tracy; nel cast Jesse Plemons, Aidan Delbis, Emma Stone, J. Carmen Galindez Barrera, Marc T. Lewis.

La prima ora del film è un trionfo parodistico e sarcastico, la sezione in assoluto più funzionale e incisiva. Lanthimos orchestra la follia dei suoi personaggi per una critica sociale che è al tempo stesso acuta e irriverente. L’ambientazione claustrofobica – un rapimento in un seminterrato sporco – funge da perfetto palcoscenico per un confronto ideologico brutale.

Emma Stone è semplicemente perfetta nei panni di Michelle Fuller, la potentissima CEO di un’azienda farmaceutica. La sua interpretazione incarna con volto glaciale e studiata, quasi marziale, compostezza, il capitalismo sfrenato e l’avidità disumana. Stone è l’alieno sociale, la figura monolitica e inaccessibile che ha distrutto il mondo degli apicoltori, e la sua trasformazione fisica nel film (compresa la rasatura dei capelli come rituale “anti-alieno”) accresce la sua presenza inquietante.

Jesse Plemons, con una performance di accecante intensità, incarna magnificamente l’alienazione che sfocia nel complottismo. Il suo Teddy Gatz, apicoltore fallito e teorico della cospirazione, è il ritratto del rancore. La sua contro-narrazione è un’arma disperata contro il sistema, che unisce con logica schizofrenica “galassie diverse” – dalle scie chimiche agli alieni, dal Potere Unico al collasso ambientale – in un disperato tentativo di dare un senso al proprio fallimento personale e alla malattia della madre, causata da un trial farmacologico della compagnia di Michelle. Plemons bilancia in modo magistrale la furia del messianismo con una vulnerabilità quasi straziante.

Il film, con il suo titolo che rimanda a un antico rituale greco per generare api spontaneamente dalla carcassa di un bue, stabilisce immediatamente un senso di inquietudine atmosferica e di critica sottile al rapporto distorto tra umanità e natura.

Eppure, nonostante l’indiscutibile bellezza estetica e la lucidità della satira, “Bugonia” inciampa quando si arriva alla rivelazione finale. La critica è concorde nel notare che la presunzione e l’eccessiva sicurezza di Lanthimos nel gestire il colpo di scena – abbastanza telefonato – sviliscono tutto il potenziale che aveva costruito in precedenza.

La chiusura, che ambiva a unire l’assurdo alla critica metafisica, risulta forzata e didascalica, tradendo la perfezione grottesca e l’ambiguità feroce del primo atto. L’epilogo, che mostra la verità coesistere con la follia di Teddy, condannando l’azione violenta pur convalidando la sua percezione, è un rovesciamento prospettico potente, ma gestito con una mano meno sottile del solito per Lanthimos, lasciando un sapore amaro di occasione mancata.

“Bugonia”, grazie alla lucidità della sua critica sociale, all’abilità tecnica impeccabile del regista e alle fantastiche performance attoriali (specialmente quella di Plemons e Stone), si configura come un’opera da vedere assolutamente, se non altro per formarsi una propria idea sul dibattuto epilogo.

SINOSSI

Teddy (Jesse Plemons) è un apicoltore la cui vita è distrutta. Convinto che il disastro ecologico sia opera di un’invasione aliena, rapisce Michelle Fuller (Emma Stone), CEO di una potente azienda, identificandola come l’entità extraterrestre da smascherare. Il rapimento, sostenuto dal cugino, è un disperato atto di resistenza contro un mondo di ingiustizie e insensibilità. Il film si svolge come un interrogatorio grottesco, dove il complottismo si scontra con il potere, fino alla fuga di Michelle e alla rivelazione di una verità imponderabile e insospettabile sul suo conto.

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